venerdì 4 maggio 2007

I blog degli altri





Ciao,

Questo e’ il mio secondo post e dal momento che non ho il coraggio di dire agli amici di venirsi a vedere il mio blog, continuero’ a mettere etichette e link finche’ qualcuno non ci finira’ per caso...

Sto girando da alcuni giorni nei blog museali americani perche’ ho pensato, dato che all’universita’, da quando ho iniziato a quando sono finita a fare una tesi in antropologia museale, non ho fatto che leggere traduzioni di testi americani, perché erano avanti, beh, ho pensato che magari lo fossero ancora, avanti.


Cosi’ e’ infatti.
Ho scoperto ad esempio che in America ci sono un trilllione di blog museali, e non e’ che sono lí, spontanei, come i nostri musei contadini usciti fuori perche’ magari uno che non ha mai zappato nella sua vita (ma ha radici contadine) ha pensato che il mondo contadino era proprio BELLO... No, sembrerebbe che i blog dei musei americani nascano per soddisfare una serie di necessita’, nascano con un’ idea di fare comunita’ attraverso la rete, uno scambio di idee e di comunicazione on line, facile, da casa, entro nel blog e vedo che ce’ di nuovo... poi magari vado, mi vedo la mostra o porto i bambini ad un’attività pomeridiana, una visita guidata, qualsiasi cosa.

Il concetto di fare comunitá ed attrarre visitatori attraverso il blog e’ geniale, anche perche’ i blog funzionano, il fatto stesso che ce ne siano milioni e che siano effettivamente percorsi e che ci siano forme di interazione (piu’ o meno intense, e’ logico che a seconda del tema ci sara’ piu’ o meno interesse, piu’ o meno interazione, se faccio un blog sulle abitudini sessuali dei protozoi o sui musei contadini magari nessuno ci entra o ci scrive, anche se secondo me i protozoi tirano piu’ delle zappe) significa che e’ uno strumento che, almeno per alcuni settori, funziona.

Quello che ancora di piu’ mi sembra appassionante e’ che ci sia una notevole mole di dati nel web (sempre all’interno dei blog) sulle modalita’ di comunicazione dei blog specificamente museali, e ci sono parecchi studi in corso e materiale da consultare sul tema.


Ho iniziato a frequentare questo magico mondo anni luce avanti rispetto alle mie zappe attraverso il blog di una ragazza americana. Lei sta facendo una tesi di master proprio sui blog museali, il suo blog si chiama “I'm in Ur Museum Website, Readin' and Analyzin' Ur Blogz Or, A Girl and Her Thesis”( che più o meno suona così “Sono nel sito del tuo museo, e sto leggendo ed analizzando i tuoi blog. O, una ragazza e la sua tesi”. Non ci voleva un anglista per tradurlo ma mi sembrava carino farlo)
E’ uno spazio abbastanza informale, ma dal momento che lei (Lynne Bethke di Seattle, ha anche i capelli blu ed éuna ‘nticchia sovrappeso, molto americana) é fresca di studi di master, sta scrivendo la sua tesi e va ai convegni, é una ottima fonte di aggiornamento su quello che succede dalle sue parti insomma.
Se volete visitarlo
cliccate qui e ci siete , altrimenti ce n’é un altro più “serio” di una museologa americana più senior (professionalmente) e più gnocca, ma soprattutto più retribuita secondo me di quanto non lo saró mai io in tutta la mia vita (amenoché non mia dia ad altre attività). Nina Simon é "Experience Development Specialist" all’ International Spy Museum di Washington, D.C.
Non aggiungo altro,
il suo blog
é utilissimo, ben fatto, ben scritto, contiene i risultati del suo lavoro, tutte cose usabilissime, intelligenti, lo stile grafico é semplice e piacevole. E, ripeto, é anche carina, oppure ha messo la sua foto migliore.

In realtá il mio interesse per il suo blog é di aggiornamento personale, e me lo sto progressivamente leggendo tutto, ma in questa sede vorrei concludere spendendo due parole sul fatto che esista almeno una persona stipendiata per fare l’Experience Development Specialist. Okay, saltiamo tutte le storie sui musei come esperienza, cosa di cui potremo parlare più in là, sarebbe molto bello, possiamo andare a visitare siti di musei (tipo quello della Simon, che sospetto sia spettacolare anche se ancora non l’ho visto) approfondire il concetto, fare delle meravigliose divagazioni teoriche sul nuovo modo di concepire la visita museale blablabla.



Qui, in Italia, almeno “a casa mia”, che i musei siano diventati esperienze ce l’hanno detto i testi stranieri, magari qualcuno ci ha anche provato, a farlo (proporrei l’Esperienza della mattanza dei tonni vista dalla parte del tonno, Un giorno in calzoleria, Trebbia anche tu, etc etc) con risultati variabili (cercherò nel web qualcosa nei prossimi giorni) . Ma che qualcuno sia pagato per fare lo Specialista dello Sviluppo delle Esperienze, questo é fantascienza.


Cioé qui non parliamo di gente che lavora in un museo (tipo il custode, tipo il curatore) pura utopia anche quella, condizione che solo pochi eletti possono godersi, e tra questi, coloro che percepiscono una qualche forma di pagamento che garantisca una alimentazione perlomeno variata :verdura /carne (pesce mi pare esagerato, a menoché non lavori al Museo del Mare, SUL mare, e l’ultimo pescatore di tonni ti ha insegnato come si prendono) si contano sulla punta delle dita. Ho visto direttori di musei che percepiscono uno stipendio sufficiente a pagarsi la benzina. Il pranzo no. Tonno.


E’ cosi’ bello però. Se penso che qui io ( e tanti altri come me, non sono particolarmente fortunata io) ho la possibilita’ di fare tantissimi progetti interessantissimi del tutto gratuitamente, se penso che io, in un museo, se riesco a lavorarci, minimo la notte devo fare gli straordinari al Museo del Sesso perché sennò vivrò a casa con i miei fino alla menopausa....Penso che gli americani sono proprio venali, che non capiscono il valore della cultura, che lavorare in un museo é una roba cosí bella che minimo devi pagare tu per farla.


IRONIA IRONIA:
sei stanco di dire che fai l’antropologo? Sei stanco di dire (ancor peggio) che fai l’Antropologo Museale? Nessuno capisce mai che lavoro fai (manco tu alle volte) ? Se hai un po' di pazienza puoi tra qualche giorno entrare nel blog di Alessandro Fibbi ed accedere alla sezione GENERATORI . Dovrebbe esserci una parte nella quale inserisci il nome del tuo lavoro e lui ne genera automaticamente uno in inglese assolutamente casuale. E' meraviglioso, inserisci la dicitura e vedi cosa esce fuori (é una minchiata ma questo blog é del tutto assurdo e Futile© - poi spiegheró – che si puó fare un po’ di tutto)

Non si capisce niente ma secondo me trovi lavoro se lo metti sul cv.





NOTA NOTA:

La foto del tonno viene dal sito http://www.horcynusorca.it/ (il nome sembra osceno ma e' il sito di un esperimento di parco archeologico-naturalistico in Sicilia , nei prossimi post ne parlero' in modo piu' dettagliato, per ora a parte gli errori di battitura nei testi non riesco a distinguere se l'iniziativa abbia un valore riconoscibile oppure sia un qualcosa di orrendo, vedremo)


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