martedì 29 maggio 2007

Archive Tour: 3. Film and Photos - GLBTHISTORY.ORG

Archivio Storico dell'Associazione Gay Lesbiche Bisessuali e Trans Gender

giovedì 17 maggio 2007

GOOD Mag Video: Edward Norton and The High Line

Gli Amici della Linea Alta sono i miei Amici

martedì 15 maggio 2007

Gli Amici della Linea Alta e gli Amici del Mostro


Oggi ho pensato, dopo aver inutilmente tentato di cercare ispirazione per un post sul Museo Virtuale del Pinolo (esiste, ma ve lo risparmio, e' un sito ignavo, non vi do nemmeno l'url) e poi sul Museo della Civilita' Contadina di Fagagna (UD) che invece magari riprendero' in seguito perche' mi interessa, alla fine ho optato per una esperienza di fund raising che mi piace molto e che mi fa avere tanti pensieri positivi. O almeno ci ho provato, ma poi e' successo l'irreparabile.


Gli Amici della Linea Alta, ovvero Friends of the High Line, sono una sorta di comitato di quartiere che sta cercando di tutelare/valorizzare un tratto lungo circa un miglio e mezzo di ferrovia sopraelevata abbandonata, piu' o meno al centro di Manhattan (nel West Side di Manhattan dice il sito, io non inquadro granche’ neanche l'isola Tiberina quindi riporto quello che dicono gli Amici).

Perche' una sorta di comitato?

I promotori di questa iniziativa hanno costituito una associazione senza scopo di lucro (una "501(c)(3) non-profit organization") e hanno creato PARECCHIA attenzione sulla loro situazione con tutta una serie di proposte interessanti. Quindi sono un super comitato di quartiere, sono veramente bravi, comunicano in modo efficace, partono da presupposti sensati. Non ti immagini inquilini sciatti che straparlano e litigano tra di loro per qualsiasi cosa.



Ora, se penso al comitato di quartiere chez nous mi vengono irrimediabilmente in mente i miei genitori, persone pacifiche e molto educate, che partecipano alle riunioni per l'abbattimento della Tangenziale Est. Siamo a Roma, siamo a San Lorenzo, sono gli anni Novanta, ed in parte come promotori, ed in una seconda fase piu' come spettatori attivi, loro sono stati li' , con amici/vicini, a cercare di far abbattere questo mostro orrendo che ha sostituito un viale alberato (di cui si dice fosse molto bello) con i binari del tram in mezzo, durante gli anni Settanta.


L'idea principale dei comitati di quartiere sanlorenzini, alternatamente supportati o ignorati dalle sezioni locali dei partiti a seconda del momento elettorale, era quella di abbattere la tangenziale, deviarla, insomma, farla sparire in qualche modo dalla vista.

Sospetto che nessuno dei residenti nei dintorni abbia mai pensato che, forse, nonostante non si tratti proprio di un capolavoro (e una leggenda metropolitana ormai universalmente diffusa vuole che la vicinanza, diciamo cosi', un po' eccessiva, di alcuni palazzi ad una curva, sia dovuta ad un vergognoso errore di calcolo) forse un suo riuso potrebbe essere contemplato.

Perche' i miei genitori sono pacifici e molto educati? Perche' non si sono mai incatenati ai piloni, ad esempio (anche perche' i piloni sono un mondo malsano, di siringhe negli anni '80 e di immondizia oggi) . Non hanno mai piazzato dell'esplosivo alla base (sempre dei piloni) ma quello per ovvi motivi: la casa dei miei e della maggior parte dei non aficionados della tangenziale e' TROPPO vicina. L'esplosione rovinerebbe le facciate (nella migliore delle ipotesi), e bisognerebbe far spostare tutte le macchine (almeno quelle degli amici) e se qualcuno ha presente la situazione del parcheggio a San Lorenzo la sera, capite che forse il maggiore deterrente e' proprio quello di dover cercare un nuovo parcheggio prima di accedendere la miccia.

E poi ci sono persone che dormono, intorno ai piloni in alcuni spiazzi, oppure nelle macchine abbandonate

Il tritolo non va.

Ma sostanzialmente tutti erano daccordo sul fatto che la Tangenziale fosse il Male, negli anni Novanta.



Finche' non emerge, piano piano serpeggiando, alcune lettere al Corriere della Sera prima, poi un comitatino che si unisce... viene fuori l'idea che, cazzarola, la Tangenziale e' un bene culturale.

Non vi nascondo che questo concetto, approdato nelle case dei residenti di Viale dello Scalo San Lorenzo (ma anche in numerosi altri punti del percorso della Tangenziale) di livello culturale variabile, ha sollevato una serie di perplessita' e reazioni abbastanza animate.

Ora, per documentarmi per il post che state leggendo, sono partita dalla High Line ed alla High Line ritorno, anche se ormai deviando completamente dall'obiettivo iniziale, perche' trovo un sito che si chiama www.amicidelmostro.org , e che raggruppa gli Amici della Tangenziale. O Gli Amici della Sopraelevata.


Ovviamente tra i link del sito dei Mostri c'e' anche quello agli Amici della Linea Alta.

Fortunatamente il sito dei Mostri sembra non essere piu' stato tanto aggiornato dal 2005, il che vuol dire che anche loro non amano piu' la Tangenziale oppure e' sempre nei loro architettonici cuori ma non la pensano piu' tutti i giorni? Comunque sia, scopro che effettivamente nel 2004 e’ successo che questa idea del bene culturale e’ passata, e’ stata promossa da un gruppo di architetti, ed immediatamente questi sono stati sospettati di essere in rapporti accademici con i progettisti della Tangenziale...perche’ altrimenti avrebbero voluto difendere un simile orrore?
Queste le ipotesi formulate da chi, abitandoci davanti, riusciva con fatica nel 2004 come 10 anni prima e come oggi, a vederne le qualita’ architettoniche e la bellezza estetica.

Un elemento che non aiuta la comprensione della situazione e’ che la Tangenziale, sfortunatamente, e’ FOTOGENICA.
Questo aspetto rende ogni polemica difficile con chi non la vive quotidianamente.






Andate a vedere il sito degli Amici del Mostro.



Dalle foto sembra una meraviglia (non le ho incluse, quelle belle, per supportare la mia tesi ovviamente, lo fanno anche i giornali, ma io l'ho detto quindi sono a posto con la coscienza)





Lucio Altarelli, Amico del Mostro, la definisce “alterita’ ferrosa” (da antropologa ex residente allo Scalo, trattengo un conato).

Di notte? E’ meravigliosa, bellissima, con le luci delle macchine, questi maledetti piloni, sono belli. Sono suggestivi.

Ma nelle foto non vedi lo sporco che c’e’ sotto e non senti il rumore, non senti 8 tipi diversi di sirene che passano a tutte le ore, l’ormai familiare rumore dei tamponamenti (che capitano sopra, sotto e accanto alla sopraelevata) e non ti godi lo strato di polvere che si alza tutto l’anno e ti arriva (misto a residui di emissioni nocive di tutti i tipi, ma quelli ci sono dappertutto) in casa a depositarsi sui mobili.

In pratica il traffico e le sue conseguenze sono duplicate dalla tangenziale, invece di una strada super trafficata ne hai due, una sotto, una sopra. E l'alterita' ferrosa d'estate, in quanto ferrosa, si scalda. E la temperatura dello Scalo lievita ulteriormente, surriscaldata dal ferro. La Torre Eiffel mica sta attaccata ai palazzi, senno' col cavolo che diventava l'icona di Parigi.

Allora tu pensi, magari questi disgraziati di Amici del Mostro pensano che se la trasformano in un parco urbano, che e’ poi alla base anche del progetto degli Amici della Linea Alta, abbiamo risolto un problema.
Allora penso, ma aspetta un attimo, questi Amici del Mostro sono parecchio simili agli Amici della Linea Alta. Anche loro vogliono trasformare il tratto in un parco urbano. Anche loro hanno un sito web.


Hanno, tra i sostenitori, nomi del mondo del cinema italiano (Age; Suso Cecchi d’Amico; Alessandro D’Alatri; Tullio Kezich; Gigi Magni; Mario Monicelli) cosi’ come gli Amici della Linea Alta hanno una lista (piu’ consistente, c’ e’ da dirlo) di gente che a Nuova York frequenta Hollywood e non solo (io sono arrivata agli Amici tramite un sito su Edward Norton, che e’ uno dei sostenitori).

Insomma, alla fine, dopo un po’ di giri, arrivo alla conclusione che i Mostri hanno copiato il modello promozionale della Linea Alta, ed io, che volevo proporlo in questo post, sono rimasta delusa.

Ma in realta’ mai avrei potuto pensare di farlo con la Tangenziale. A parte la conseguenza che i miei genitori, nel qual caso mi pronunciassi minimamente a favore di lasciare la tangenziale dov’e’ e semmai di imbottirla di fiori, mi negherebbero il pranzo della domenica per sempre.


A parte il fatto che forse e’ una questione di chiusura mentale dovuta al fatto che per 25 anni ho guardato quell'orrore tutti i giorni dalla finestra, e quindi vederci un orto botanico e’ impensabile.

Mentre vederlo esplodere come l’ecomostro di Punta Perotti a Bari sarebbe una visione meravigliosa.
Non importa se dopo ci saranno anni di lavori per smantellarla, per rifare tutto il manto stradale, i binari del tram, tutto, non fa niente. Tanto c’e’ rumore e polvere lo stesso.

Il punto che mi interessa e':


Perche’ la Tangenziale non e’ un ecomostro?Perche’ e’ un bene culturale? Chi si e’ permesso di tentare di patrimonializzare la sopraelevata? (Perche’ in realta’ dentro dentro spero che il tentativo non sia riuscito)


Tra l’altro, nonostante questi Amici del Mostro cerchino di emulare quelli di Manhattan, i loro tentativi sono in alcuni casi pietosi, e la totale mancanza di comprensione della situazione attuale emerge secondo me da questa sezione minore del sito. Qui un creativo architetto Amico presenta quelli che inizialmente mi sembravano degli sfondi (piuttosto brutti, anche) per il desktop, dei montaggi con palle di vetro contenenti tangenziali innevate, molto divertente, certo, e che lui stesso accompagna cosi’ :


“L'idea è quella di considerare la tangenziale un monumento come tanti altri.
Soprattutto vorrebbe suggerire alla "signora del quarto piano" che il souvenir del mostro comprato nella capitale dalla signora "mirandolettina"(veneziana doc) ha la stessa (mostruosa) dignità della sua "gondola tempestata di telline" comprata a Venezia, e messa in bella vista sul televisore del tinello.
A presto, Guido”


Io non abitavo al quarto, ma mi sento chiamata in causa lo stesso. A parte il fatto che se mi compro una gondola di cozze a Venezia lo faccio con cognizione di causa e per un insano gusto del kitsch pienamente riconosciuto e consapevole. Ma soprattutto perche’ con questo tono fastidioso da snob, Guido lascia intravedere la scena (immaginaria, ma neanche poi tanto) di una riunione di un qualche comitato di quartiere nel quale la sua “signora del quarto piano” esprime un disagio, e lo fa in modo evidentemente vernacolare (il riferimento all’acquisto di un souvenir di cattivo gusto come demarcatore di un basso livello culturale/sociale).

Mi auguro solo che la signora in questione ( e ho in mente qualche figura storica del quartiere con braccia possenti e che avrebbe potuto acquistare gondole e torridipisa) sia in qualche modo riuscita a mettere le mani addosso al patrimoniazzatore che la deride in questo sito. Perche’ e’ palese che quello che manca all’architetto Amico e’ la percezione del punto di vista di chi con quel Patrimonio ci deve convivere.

Non sono contraria alla trasformazione della Tangenziale in spazio verde, sebbene la manutenzione degli spazi verdi, almeno a Roma, sia abbastanza difficoltosa. Diciamo che il risultato, a tre mesi dall’inaugurazione, sarebbe quello di un tappeto di sporcizia ed erbacce ricresciute (non e’ pessimismo, e’ quello che e’ accaduto a molte aree verdi inaugurate con le mgliori intenzioni). MA si potrebbe lavorare su questo, sicuramente, sulla possibilita’ di mantenere realmente in funzione uno spazio bello e godibile.


Non sono contraria ad una trasformazione/recupero di tutta la struttura, incluse le parti al livello strada che oggi sono una piccola discarica/parcheggio.
Ma gli Amici del Mostro, secondo me, non usano strumenti convincenti. Gli Amici del Mostro sono snob, fastidiosi, e oppongono la loro conoscenza di cosa e’ architettonicamente giusto o sbagliato alla massa di ignoranti compratori di gondole di cozze.
La patrimonializzazione e' un processo di contrattazione e nulla e' patrimonio a priori, ce lo dicono le riflessioni teoriche di chi lavora proprio su questi processi (vedi Berardino Palumbo, Fabio Dei). Sospetto che gli architetti che tentano di inculcare il concetto di tangenziale/monumento nelle neandertaliane (secondo loro) menti dei sanlorenzini, siano lontani dal riuscire a contrattare una accettazione dell'idea. Invece sulla validita' e sulla condivisione del progetto della Linea Alta mi ha convinto Edward Norton (chissa' perche'...) nel video che trovate qui sopra.



Volevo inizialmente ricalcare il modello di azione degli Amici della High Line come esempio di comunicazione e fund raising efficace, e credo che forse lo faro’ in ulteriori post, a titolo di esercizio di stile. Pero’ questioni piu’ personali sono entrate in ballo, e anche se mi rendo conto che il mio e’ un approccio parziale e del tutto soggettivo (ma sono un’antropologa, e so che anche quello dell’architetto e’ un approccio parziale e soggettivo, ed anche quello dell’avvocato, e quello del macellaio) tuttavia ci sono cose che non si possono non notare, e sono elementi vistosamente controproducenti nell’approccio all’analisi di questo problema.


Non ce la faccio oggi a considerare la tangenziale un bene culturale, mi piacerebbe che i miei figli/nipoti un giorno trovassero una foto della sopraelevata e mi chiedessero “perche’ non c’e’ piu’?”
E vorrei rispondere, come per Punta Perotti, “e’ stato un esempio di civilta’”.
Oppure portarceli a passeggiare con il cane.

Link al sito degli Amici della Linea Alta www.thehighline.org

venerdì 4 maggio 2007

Tonno e Placenta

Oggi é giornata tranquilla quindi ho ben pensato di andarmi a guardare il sito che credevo semi porno della foto del tonno.


“I nuovi sensi del viaggiare” più che altro aveva attratto il mio insano gusto per l’orrido, perché, da piccola borghesuccia un po’ snob che sono, devo dire che mi suonava proprio di kitsch irrecuperabile. Quindi mi sono spulciata tutto il sito e questo é cio’ che ne penso.

Confesso, la prima cosa che mi ha attirato é stata la sezione “il romanzo”. Ho anche guardato tutta la parte sul comitato scientifico del parco, sull'Associazione Amici del parco, sui servizi, tutte le cose interessanti che fanno, ma la sezione "il romanzo" mi ha conquistata.

Nella mia vasta ignoranza letteraria non avevo mai sentito parlare di Horcynus Orca (che é nome del romanzo e del posto) , indi sono andata quasi subito li’. Ed ho scoperto che, prima di pubblicarlo, l’autore (Stefano D’Arrigo) lo ha revisionato per vent’anni. Ok, fin qui, va bene. Poi, che l’autore ha pubblicato quasi solo quello, ma che la prima bozza (prima del ventennio di revisione) é uscita sul Menabo’, quindi mica bruscolini. Tuttavia, diciamolo francamente, introdurre una sezione su un libro con : “Da una lettura continuata se ne esce come tramortiti”, come trovo nel sito, non é proprio il modo migliore di cominciare. Direbbe chi ha scritto quella parte "tramortiti in senso positivo", forse. Ma vabbuo', siamo in Sicilia, ci dicono che lo ha cominciato a scrivere nel ’50, parla di pescatori....puzza di Verga (ma ormai muffo) da 4 km.
Leggo nel sito http://www.italialibri.net/ , che dedica a D’Arrigo un paio di pagine molto dense, che il volume consta di 1257 pagine, é infarcito di termini in siciliano, e quando usci’ fu fortemente criticato ma anche apprezzato. Insomma in una posizione liminare tra capolavoro ed inutile mattone.
Comunque la parte migliore é secondo me la descrizione del suo secondo romanzo, che riporto integralmente, sempre dal sito italialibri, perché ho bisogno di divagare continuamente:

Nel 1985 D’Arrigo pubblica, sempre con Mondadori, il suo secondo (e ultimo) romanzo, Cima delle nobildonne, un’opera profondamente diversa dalla prima, non solo per la lingua, molto più accessibile (anche se ‘alta’ e specialistica), ma soprattutto per le dimensioni (sono ‘solo’ 200 pagine circa). Prendendo spunto dalla connessione iconografica del faraone donna Hatshepsut (il cui nome significa appunto “la più nobile tra le donne”) con la placenta, D’Arrigo immagina che un gruppo di medici, nel preparare un museo della placenta, scopra che la struttura genetica dell’uomo contiene elementi assassini, a riprova che la morte è intrinsecamente legata alla vita sin nelle sue radici ultime (e prime).


Meraviglioso. Grazie al Parco Horcynus Orca per avermi fatto conoscere D’Arrigo. Forse leggero’ più volentieri questo secondo romanzo, soprattutto per la storia del Museo della Placenta....



Torniamo al sito: per quanto riguarda il layout grafico una cosa fondamentale non va: le foto. Sono piccole, e se le ingrandisci sono piccole lo stesso, c’é una mappa dei comuni sullo stretto che non si legge, é del tutto inutile. Ci sono foto di qualitá variabile, ma i soggetti sono talmente belli che comunque meriterebbero di essere viste meglio.

Poi : i testi. Sono un po’ contorti e poco scorrevoli, ti stanchi subito di leggere, non riesci a stare molto, amenoché non sei su un argomento che proprio ti interessa (sospetto che i sub soprattutto saranno incantati ).

La cosa più interessante; il video nella sezione pescaturismo. Tento : non sará mica Lu tempu di li pisci spata? Di Vittorio De Seta? L’ho buttata li’, non ricordo di aver visto quel documentario in particolare, ma ci guardero’. Certo, scrivercelo sarebbe stato doveroso.

Insomma insomma, dai, il progetto non sembrava male, anche se c’é di mezzo Morin che é un sociologo e, si sa, i sociologi rubano il lavoro ai semafori agli antropologi, ma potrebbe essere interessante. Se riesco a leggere Cima delle donne (grazie Horcynus Orca, grazie per questa scoperta) forse ci faccio una scappata, nel frattempo mi piacerebbe che qualcuno che c’é stato (haha, c’é una possibilitá su un miliardo che qualcuno che capita in questo blog ci sia andato) ne dicesse qualcosa, tanto per avere un riscontro.

NOTA NOTA : la foto viene da un sito x che non mi ricordo, ed e' proprio di Hatshepsut (non c'e' un nome pronunciabile in tutto questo post). Faraone donna (come non accorgersene?). Mah.

I blog degli altri





Ciao,

Questo e’ il mio secondo post e dal momento che non ho il coraggio di dire agli amici di venirsi a vedere il mio blog, continuero’ a mettere etichette e link finche’ qualcuno non ci finira’ per caso...

Sto girando da alcuni giorni nei blog museali americani perche’ ho pensato, dato che all’universita’, da quando ho iniziato a quando sono finita a fare una tesi in antropologia museale, non ho fatto che leggere traduzioni di testi americani, perché erano avanti, beh, ho pensato che magari lo fossero ancora, avanti.


Cosi’ e’ infatti.
Ho scoperto ad esempio che in America ci sono un trilllione di blog museali, e non e’ che sono lí, spontanei, come i nostri musei contadini usciti fuori perche’ magari uno che non ha mai zappato nella sua vita (ma ha radici contadine) ha pensato che il mondo contadino era proprio BELLO... No, sembrerebbe che i blog dei musei americani nascano per soddisfare una serie di necessita’, nascano con un’ idea di fare comunita’ attraverso la rete, uno scambio di idee e di comunicazione on line, facile, da casa, entro nel blog e vedo che ce’ di nuovo... poi magari vado, mi vedo la mostra o porto i bambini ad un’attività pomeridiana, una visita guidata, qualsiasi cosa.

Il concetto di fare comunitá ed attrarre visitatori attraverso il blog e’ geniale, anche perche’ i blog funzionano, il fatto stesso che ce ne siano milioni e che siano effettivamente percorsi e che ci siano forme di interazione (piu’ o meno intense, e’ logico che a seconda del tema ci sara’ piu’ o meno interesse, piu’ o meno interazione, se faccio un blog sulle abitudini sessuali dei protozoi o sui musei contadini magari nessuno ci entra o ci scrive, anche se secondo me i protozoi tirano piu’ delle zappe) significa che e’ uno strumento che, almeno per alcuni settori, funziona.

Quello che ancora di piu’ mi sembra appassionante e’ che ci sia una notevole mole di dati nel web (sempre all’interno dei blog) sulle modalita’ di comunicazione dei blog specificamente museali, e ci sono parecchi studi in corso e materiale da consultare sul tema.


Ho iniziato a frequentare questo magico mondo anni luce avanti rispetto alle mie zappe attraverso il blog di una ragazza americana. Lei sta facendo una tesi di master proprio sui blog museali, il suo blog si chiama “I'm in Ur Museum Website, Readin' and Analyzin' Ur Blogz Or, A Girl and Her Thesis”( che più o meno suona così “Sono nel sito del tuo museo, e sto leggendo ed analizzando i tuoi blog. O, una ragazza e la sua tesi”. Non ci voleva un anglista per tradurlo ma mi sembrava carino farlo)
E’ uno spazio abbastanza informale, ma dal momento che lei (Lynne Bethke di Seattle, ha anche i capelli blu ed éuna ‘nticchia sovrappeso, molto americana) é fresca di studi di master, sta scrivendo la sua tesi e va ai convegni, é una ottima fonte di aggiornamento su quello che succede dalle sue parti insomma.
Se volete visitarlo
cliccate qui e ci siete , altrimenti ce n’é un altro più “serio” di una museologa americana più senior (professionalmente) e più gnocca, ma soprattutto più retribuita secondo me di quanto non lo saró mai io in tutta la mia vita (amenoché non mia dia ad altre attività). Nina Simon é "Experience Development Specialist" all’ International Spy Museum di Washington, D.C.
Non aggiungo altro,
il suo blog
é utilissimo, ben fatto, ben scritto, contiene i risultati del suo lavoro, tutte cose usabilissime, intelligenti, lo stile grafico é semplice e piacevole. E, ripeto, é anche carina, oppure ha messo la sua foto migliore.

In realtá il mio interesse per il suo blog é di aggiornamento personale, e me lo sto progressivamente leggendo tutto, ma in questa sede vorrei concludere spendendo due parole sul fatto che esista almeno una persona stipendiata per fare l’Experience Development Specialist. Okay, saltiamo tutte le storie sui musei come esperienza, cosa di cui potremo parlare più in là, sarebbe molto bello, possiamo andare a visitare siti di musei (tipo quello della Simon, che sospetto sia spettacolare anche se ancora non l’ho visto) approfondire il concetto, fare delle meravigliose divagazioni teoriche sul nuovo modo di concepire la visita museale blablabla.



Qui, in Italia, almeno “a casa mia”, che i musei siano diventati esperienze ce l’hanno detto i testi stranieri, magari qualcuno ci ha anche provato, a farlo (proporrei l’Esperienza della mattanza dei tonni vista dalla parte del tonno, Un giorno in calzoleria, Trebbia anche tu, etc etc) con risultati variabili (cercherò nel web qualcosa nei prossimi giorni) . Ma che qualcuno sia pagato per fare lo Specialista dello Sviluppo delle Esperienze, questo é fantascienza.


Cioé qui non parliamo di gente che lavora in un museo (tipo il custode, tipo il curatore) pura utopia anche quella, condizione che solo pochi eletti possono godersi, e tra questi, coloro che percepiscono una qualche forma di pagamento che garantisca una alimentazione perlomeno variata :verdura /carne (pesce mi pare esagerato, a menoché non lavori al Museo del Mare, SUL mare, e l’ultimo pescatore di tonni ti ha insegnato come si prendono) si contano sulla punta delle dita. Ho visto direttori di musei che percepiscono uno stipendio sufficiente a pagarsi la benzina. Il pranzo no. Tonno.


E’ cosi’ bello però. Se penso che qui io ( e tanti altri come me, non sono particolarmente fortunata io) ho la possibilita’ di fare tantissimi progetti interessantissimi del tutto gratuitamente, se penso che io, in un museo, se riesco a lavorarci, minimo la notte devo fare gli straordinari al Museo del Sesso perché sennò vivrò a casa con i miei fino alla menopausa....Penso che gli americani sono proprio venali, che non capiscono il valore della cultura, che lavorare in un museo é una roba cosí bella che minimo devi pagare tu per farla.


IRONIA IRONIA:
sei stanco di dire che fai l’antropologo? Sei stanco di dire (ancor peggio) che fai l’Antropologo Museale? Nessuno capisce mai che lavoro fai (manco tu alle volte) ? Se hai un po' di pazienza puoi tra qualche giorno entrare nel blog di Alessandro Fibbi ed accedere alla sezione GENERATORI . Dovrebbe esserci una parte nella quale inserisci il nome del tuo lavoro e lui ne genera automaticamente uno in inglese assolutamente casuale. E' meraviglioso, inserisci la dicitura e vedi cosa esce fuori (é una minchiata ma questo blog é del tutto assurdo e Futile© - poi spiegheró – che si puó fare un po’ di tutto)

Non si capisce niente ma secondo me trovi lavoro se lo metti sul cv.





NOTA NOTA:

La foto del tonno viene dal sito http://www.horcynusorca.it/ (il nome sembra osceno ma e' il sito di un esperimento di parco archeologico-naturalistico in Sicilia , nei prossimi post ne parlero' in modo piu' dettagliato, per ora a parte gli errori di battitura nei testi non riesco a distinguere se l'iniziativa abbia un valore riconoscibile oppure sia un qualcosa di orrendo, vedremo)


giovedì 3 maggio 2007

Esordire

Andiamo per punti:

Punto uno: lavoro in/per/con i musei delle zappe e degli aratri da parecchi anni, ricavandone magre entrate (ma solitamente scroccando buffet/cene/pranzi che sono una delle soddisfazioni principali di questo tipo di lavoro) ed alcune idee da mettere alla prova.
Quello dei musei della civiltá/cultura/storia contadina ed affini (cacofonicamente detti DEA –DemoEtnoAntropologici) é un mondo un po’ (molto) sfigato, molto poco finanziato, molto poco conosciuto, e molto poco curato, spesso, da chi dovrebbe occuparsene. E’ anche un mondo invece in alcuni casi molto curato, molto conosciuto ed abbastanza finanziato, ma sono pochi gli esempi, forse basta una mano per contarli.


Punto due: lavorando in questo meraviglioso mondo ho pensato che magari potevo raccontarlo ai fortunati (la maggior parte) che non ne conoscono l’esistenza, e che vivono beatamente nell'ignoranza di cosa sia un erpice (io mica son tanto beata infatti ). Mi sembrava utile cercare un approccio in qualche modo leggero ad una parte del mondo museale che, non essendo ancora parte di un mercato redditizio, puo' non prendersi proprio del tutto sul serio.
In questo blog vorrei quindi mettere il meglio ed il peggio, il meglio perche' vale la pena farlo vedere, il peggio solo perche' e' divertente, e di solito degenera irrimediabilmente nel kitsch.


Punto tre : ho visto un mare di blog ed alcuni sono veramente carini. Il primo blog sono entrata un po' di anni fa si chiamava (e si chiama ancora) “pornoromantica”: la tipa che lo faceva ha avuto un discreto successo (meritato, era veramente divertente) e le hanno anche pubblicato un libro...ma la rete é anche piena di blog noiosissimi (tipo quelli delle donne gravide/neomamme che parlano delle smagliature, dopo aver visto una foto di una quasi partoriente che sembrava un cocomero mi son passate tutte le voglie di riproduzione) dicevo, ci sono un mare di blog insulsi, scritti male, di argomento totalmente ininteressante. Perció ho pensato che dopotutto anche io ed il mio pessimo senso dell’umorismo avremmo potuto avere uno spazietto nel web, e scartata l’idea di fare un blog su casa mia ed i suoi abitanti (magari potevo attrarre un maniaco, magari sono un po’ fobica –magari era meglio dei musei invece) ho creato questa cosa che state (forse) leggendo.


Il punto quattro non c’é, anzi si, punto quattro: ho una tastiera americana (non e' colpa mia) che non fa gli accenti, dal momento che ancora non padroneggio la situazione sospetto che tutti gli accenti saranno sbagliati per un po'. Non e’ ignoranza (degli accenti perlomeno).
Ciao
A.
Nota: la foto e' di Eugenio Castiglioni per il museo di Ciriè (TO)- Ecomuseo dell’IPCA (L'Ipca , per gli ignoranti che non lo sapessero e' Industria Piemontese dei Colori di Anilina)