venerdì 4 maggio 2007

Tonno e Placenta

Oggi é giornata tranquilla quindi ho ben pensato di andarmi a guardare il sito che credevo semi porno della foto del tonno.


“I nuovi sensi del viaggiare” più che altro aveva attratto il mio insano gusto per l’orrido, perché, da piccola borghesuccia un po’ snob che sono, devo dire che mi suonava proprio di kitsch irrecuperabile. Quindi mi sono spulciata tutto il sito e questo é cio’ che ne penso.

Confesso, la prima cosa che mi ha attirato é stata la sezione “il romanzo”. Ho anche guardato tutta la parte sul comitato scientifico del parco, sull'Associazione Amici del parco, sui servizi, tutte le cose interessanti che fanno, ma la sezione "il romanzo" mi ha conquistata.

Nella mia vasta ignoranza letteraria non avevo mai sentito parlare di Horcynus Orca (che é nome del romanzo e del posto) , indi sono andata quasi subito li’. Ed ho scoperto che, prima di pubblicarlo, l’autore (Stefano D’Arrigo) lo ha revisionato per vent’anni. Ok, fin qui, va bene. Poi, che l’autore ha pubblicato quasi solo quello, ma che la prima bozza (prima del ventennio di revisione) é uscita sul Menabo’, quindi mica bruscolini. Tuttavia, diciamolo francamente, introdurre una sezione su un libro con : “Da una lettura continuata se ne esce come tramortiti”, come trovo nel sito, non é proprio il modo migliore di cominciare. Direbbe chi ha scritto quella parte "tramortiti in senso positivo", forse. Ma vabbuo', siamo in Sicilia, ci dicono che lo ha cominciato a scrivere nel ’50, parla di pescatori....puzza di Verga (ma ormai muffo) da 4 km.
Leggo nel sito http://www.italialibri.net/ , che dedica a D’Arrigo un paio di pagine molto dense, che il volume consta di 1257 pagine, é infarcito di termini in siciliano, e quando usci’ fu fortemente criticato ma anche apprezzato. Insomma in una posizione liminare tra capolavoro ed inutile mattone.
Comunque la parte migliore é secondo me la descrizione del suo secondo romanzo, che riporto integralmente, sempre dal sito italialibri, perché ho bisogno di divagare continuamente:

Nel 1985 D’Arrigo pubblica, sempre con Mondadori, il suo secondo (e ultimo) romanzo, Cima delle nobildonne, un’opera profondamente diversa dalla prima, non solo per la lingua, molto più accessibile (anche se ‘alta’ e specialistica), ma soprattutto per le dimensioni (sono ‘solo’ 200 pagine circa). Prendendo spunto dalla connessione iconografica del faraone donna Hatshepsut (il cui nome significa appunto “la più nobile tra le donne”) con la placenta, D’Arrigo immagina che un gruppo di medici, nel preparare un museo della placenta, scopra che la struttura genetica dell’uomo contiene elementi assassini, a riprova che la morte è intrinsecamente legata alla vita sin nelle sue radici ultime (e prime).


Meraviglioso. Grazie al Parco Horcynus Orca per avermi fatto conoscere D’Arrigo. Forse leggero’ più volentieri questo secondo romanzo, soprattutto per la storia del Museo della Placenta....



Torniamo al sito: per quanto riguarda il layout grafico una cosa fondamentale non va: le foto. Sono piccole, e se le ingrandisci sono piccole lo stesso, c’é una mappa dei comuni sullo stretto che non si legge, é del tutto inutile. Ci sono foto di qualitá variabile, ma i soggetti sono talmente belli che comunque meriterebbero di essere viste meglio.

Poi : i testi. Sono un po’ contorti e poco scorrevoli, ti stanchi subito di leggere, non riesci a stare molto, amenoché non sei su un argomento che proprio ti interessa (sospetto che i sub soprattutto saranno incantati ).

La cosa più interessante; il video nella sezione pescaturismo. Tento : non sará mica Lu tempu di li pisci spata? Di Vittorio De Seta? L’ho buttata li’, non ricordo di aver visto quel documentario in particolare, ma ci guardero’. Certo, scrivercelo sarebbe stato doveroso.

Insomma insomma, dai, il progetto non sembrava male, anche se c’é di mezzo Morin che é un sociologo e, si sa, i sociologi rubano il lavoro ai semafori agli antropologi, ma potrebbe essere interessante. Se riesco a leggere Cima delle donne (grazie Horcynus Orca, grazie per questa scoperta) forse ci faccio una scappata, nel frattempo mi piacerebbe che qualcuno che c’é stato (haha, c’é una possibilitá su un miliardo che qualcuno che capita in questo blog ci sia andato) ne dicesse qualcosa, tanto per avere un riscontro.

NOTA NOTA : la foto viene da un sito x che non mi ricordo, ed e' proprio di Hatshepsut (non c'e' un nome pronunciabile in tutto questo post). Faraone donna (come non accorgersene?). Mah.

3 commenti:

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...
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Oggetti d'affezione ha detto...
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