mercoledì 10 dicembre 2008

Musei e web - Intro

Questo blog non nasce come un luogo di didattica o di dibattito serio e approfondito, o meglio non è questo lo spirito con cui è stato creato ormai più di un anno fa...ma di necessità virtù, e anche per affetto (e per il brand, dove lo trovo un altro nome così?) ho pensato che zapparatri possa diventare, da spazio ironico (almeno nelle intenzioni) e semiserio sul mondo dei musei demoetnoantropologici, un luogo di confronto ed informazione su alcuni dei temi che mi interessano, e che, a occhio e croce, interesseranno sempre di più gli operatori culturali di ogni disciplina, ovvero la comunicazione nel web ad uso dei musei e delle istituzioni culturali.

Perciò inauguro in questo spazio ben dieci, dico dieci post su Musei e comunità nel web: i post saranno una versione estesa (con ulteriori approfondimenti) del seminario tenuto in occasione di Museitalia, Forum di museografia e museotecnica, che Icom-Italia ha organizzato il 10 e l'11 Novembre 2008 a Milano.

In quella occasione, un po' timorosa per non essere un mostro dell'ITC, ma solo un'antropologa museale che ormai vive in rete a tutte le ore e che le ha tentate e sta tentando un po' tutte per portare la sua associazione preferita nel magico mondo di internet, confesso che ho temuto per la mia sopravvivenza, ma sembrerebbe che sia andato tutto bene, soprattutto perchè, come temevo (e speravo) le social skillz dei miei corsisti non erano estreme, quindi ho potuto, se non altro, illustrare qualcosa di nuovo (almeno per alcuni) o suggerire nuovi usi per applicazioni e social network già conosciuti (almeno per altri).


(lo Smithsonian e le sue Social Skillz : esempio di istituzione nazionale che, nonostante l'età, è giovane assai e sfoggia un linguaggio giovane assai, dimostrando che usare un tono leggero e informale non significa svilire i contenuti )

Il tema del workshop, suggerito da letture approfondite del blog di Nina Simon, Museum 2.0., ottima guida al web 2.0. applicato ai musei, è stato: come costruire comunità attraverso il web, ovvero come costruire comunità on e off line, utilizzando questa categoria di strumenti. Il livello del workshop è stato molto basico, l'idea era quella di fornire una panoramica di alcuni degli strumenti più utilizzati a operatori culturali che volevano comunicare on line in modo più attivo, creare attenzione per le proprie iniziative, mostre, progetti, ed anche comunicare con altri operatori per un confronto di pratiche e la possibilità di avere aggiornamenti in modo veloce, semplice ed immediato.

La mia presentazione era tuttavia quasi priva di testo, e per questo motivo, piuttosto che mettere semplicemente on line le slides, ho pensato di cominciare questa serie di appuntamenti nel blog per dare anche ai visitatori/lettori la possibilità di commentare ed interagire e costruire anche da qui, una piccola comunità. Poi ho messo anche le slide, che non si dica che non so come usare Slideshare...

Vi invito quindi a leggere tutte le puntate, e se siete pigri, o semplicemente avete anche altre cose da fare durante il giorno, potete registrarvi usando il box in alto a destra e riceverete le puntate direttamente nella vostra casella di posta elettronica. Quando non ne potrete più, basterà un click per non ricevere più gli aggiornamenti.

Questo il piano dell'opera:

1) Cos'è (in pillole) il web 2.0.? (struttura e vantaggi) - con una piccola anteprima sul 3.0....

2) Premesse: di cosa ha bisogno un museo? ed un operatore museale?

3) Per gli operatori : strumenti per sentirsi meno soli

4) Musei in rete: fuori tutti i contenuti multimediali dal sito

5) Flickr You Tube e Facebook per principianti ( e Twitter, anche)

6) Newsletter

7) Allestimenti e progetti collaborativi on line

8) Buoni esempi di istituzioni danarose che usano strumenti che fanno risparmiare. Domanda: come ottimizzare anche i tempi?

9) Chi mi segue? Monitorare i risultati

10) Riepilogo: il decalogo della comunicazione on line a basso costo
A presto!
La mia presentazione a Museitalia
Musei e comunita nel web
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mercoledì 26 novembre 2008

Right bra, right attitude

La mia casella ufficiale è zeppa di spam legittimo (più o meno tutte le newsletter dei musei delle zappe che ricevo con tanto affetto e che mi invitano ad eventi in parti d'Italia che non conosco e dove forse non andrò mai) ma che ho invitato io ad affollare la mia inbox e che alla fine mi fa sentire importante (se non controllo la posta per due giorni la mia casella somiglia a quella di Bill Gates), mentre la mia casella frivola è piena di spam VERA.

Tuttavia, anche nel bel mezzo della monnezza, ogni tanto appare qualche messaggio ispiratorio, tipo quello che parla di reggiseni e di atteggiamento vincente che ho intravisto oggi (right bra, right attitude, perlappunto), e subito cancellato (ingrata). Non ho nemmeno letto il contenuto, purtuttavia ne ho tratto a) ispirazione per una paginetta di blog e b) dedotto che sì, effettivamente con un reggiseno giusto, la tua vita migliora, ti senti più serena, ti senti più sicura (vogliamo parlare del fastidioso problema, ad esempio, dei capezzoli termosensibili? Orrore che si combatte efficacemente solo con un'armatura mammaria ben imbottita - ma non troppo sennò poi c'è la sospresona quando lo togli e rimangon male).
A questo punto devio sui musei, ovviamente, e sulla delicata tematica dell'ormai leggendario Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia (dalle bocce all'antropologia?Certo, dove ti giri ti giri ci stanno sempre bene entrambe le cose).
Per chi non lo sapesse:
"L'Istituto, già Museo delle arti e tradizioni popolari, raccoglie oltre centomila documenti relativi alla cultura del mondo popolare e la vasta quantità di oggetti esposti risale ad un periodo compreso tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900. Le sale del Palazzo sono rivolte, ognuna, ad un aspetto specifico della cultura popolare, tra cui sistemi di trasporto, lavoro contadino, lavoro dei pastori, caccia e marinerie, segni dei mestieri, abitazione e spazio domestico, ritualità e vita familiare, ritualità e feste dell'anno, strumenti musicali."
(dal sito del BASAE - ovvero Direzione Generale Beni Architettonici, storico- artistici demoetnoantropologici)

L'ICDE è in sostanza il "vecchio" MNATP (Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari), ma con più potere di organizzazione, programmazione e gestione delle attività legate a ricerca e tutela dei beni DEA su tutto il territorio italiano.

Ora, in questi giorni ci si preoccupa molto del fatto che il ministro Bondi abbia creato una figura di super manager dei musei mettendoci uno che viene dalla McDonalds, e ci sono fior fior di articoli e di proteste in corso (vedere l'articolo di Settis in Repubblica della settimana scorsa) perchè, porca miseria, cosa c'entrano gli hamburger con la cultura italiana, come si fa a mettere qualcuno che viene da tutt'altro mondo professionale a fare sto lavoro bla bla bla. Poi inizialmente era stata annunciata l'intenzione di cercare anche all'estero super professionisti della gestione museale per quel ruolo, cosa che ci sarebbe piaciuta tantissssimo, e invece picche, l'unica cosa internazionale di Mario Resca è che viene da una multinazionale americana.
Nei meravigliosi annunci di lavoro del sito Museum Jobs ho notato che, come dire, un minimo di competenza dimostrabile nella materia sulla quale si andrà a metter mano, in qualche modo ai candidati viene sempre richiesta, quindi immagino che Resca sappia almeno distinguere un Tintoretto da un Modigliani (il secondo è quello dei lunghi colli, il primo fa sempre Venezia) oppure un vaso etrusco da uno greco (il primo sicuramente stava in una tomba, il secondo ha figure con nasi particolari - insomma, è facile, non deve mica sapere le risposte a tutti i quiz del Mibac) o una zampogna da una cornamusa (questa è più difficile)
Questo quindi mi porta a pensare alla situazione DEA, perchè per una volta, invece, alla fine, noi antropologi siamo stati proprio fortunati!

Noi, a capo dell'ICDE infatti, abbiamo una storica dell'arte, per decreto legge. Il direttore di un istituto che si occupa della programmazione delle attività legate ai beni DEA deve essere uno storico dell'arte. Del resto si sa, gli antropologi non esistono, e quindi abbiamo fondamentalmente bisogno di un professionista da altri mondi che venga a spiegarci come si fanno le cose. Confesso, sono quasi un po' invidiosa, un super manager che almeno sa gestire i soldi mi preoccupa meno del mortorio della gestione degli ultimi anni del fu MNATP, ora ICDE, ma molto poco DE.
Sospetto che per noi antropologi sia ora di cominciare ad indossare il reggipetto giusto.
(Link kitsch : il Bra Museum - in confronto il deposito di attrezzi più sifgato è il Louvre)

venerdì 21 novembre 2008

Primo Maggio al MIBAC: in lizza per il portierato culturale

Ho fatto la prova preselettiva del concorso per 500 posti al MIBAC.

Me ne vergogno un po', suppongo avrei dovuto boicottarlo perchè non era previsto NESSUN posto per antropologi, che, si sa, nella dicitura delle Soprintendenze ci stanno i beni DEA, ma i professionisti DEA non sono veramente invitati, insomma, si sa, per ora se ne occupano gli storici dell'arte (in alcuni casi magari solo per ripiego), perchè evidentemente ancora non ci si è manifestati in tutta la nostra meravigliosità discipilinare e quindi il concorso per 500 antropologi è ancora lontano...

Finisce allora che, complice una certa facilità nella compilazione della domanda (tutto online, tutto automatico, tutto FUNZIONANTE, che meraviglia, davvero) anche io mi sono iscritta in quattro e quattr'otto e ieri sono andata a fare la mia prova preselettiva: 10 posti per Servizi Di Accoglienza - settore non me lo ricordo, ma eravamo intorno agli 8000, per quei 10 posti.
Seconda meraviglia dopo il processo di iscrizione: i quiz vengono pubblicati nel sito del Mibac.
Come per la patente, bastava memorizzare le risposte di qualche milione di quesiti, perchè poi tra quelli sarebbero stati selezionati randomicamente i 100 per ogni sessione d'esame. Ne ho studiati forse 1/10, con la collaborazione di tutta la famiglia, degli amici (con domande a tradimento tipo "qual'è il verso della giraffa?" - c'era- buttate lì nel Messenger o in Facebook, o via mail) e in GOOGLE soprattutto... E incredibilmente quelle a cui avevo risposto e che mi sono capitate le ho anche azzeccate (due, tipo). La cosa più divertente è stata che mentre spippolavo in internet per cercare le risposte alle domande, ho scoperto che Yahoo Answers era pieno di domande del concorso, chè giustamente poi ho capito che data l'età media dei partecipanti, tutti si erano messi come me a cercare le risposte nel web...Da vecchia babbiona, purtuttavia informatizzata e social networker una 'nticchia, non mi sono però fidata molto delle risposte degli utenti di Yahoo..

Insomma, arrivo all'Ergife.
L'Ergife è un luogo infernale, dove frotte di persone vanno a tentare la fortuna tipo Bingo. Ci ero già stata per un concorso per la UE, come traduttore, un concorso mostruoso che solo un traduttore vero poteva passare, ed infatti, giustamente, io sono stata segata subito. Ma eravamo 4 gatti quella volta... ieri, lì davanti, sembrava il concerto del 1 Maggio (di qui il titolo del post che altrimenti non si capisce perchè ce l'ho messo).
Ok, c'era meno gente, anche se l'effetto folla era di un certo impatto. Ma l'età media era quella.
Calcolando che più o meno devi essere maggiorenne per fare un concorso pubblico, o almeno così suppongo, dovevano avere tutti più di 18 anni, ma la maggior parte ne aveva POCHI di più... Io ero ben mimetizzata con i jeans ed un grosso maglione (per cui sono arrivata alla fine del test con 4 litri di liquidi in meno in corpo) perciò secondo me dimostravo anche un po' meno, anche se qualche mocciosetto mi ha dato del lei, ma ho imparato a glissare. Però, a parte qualche rara eccezione (c'erano capelli bianchi, c'erano...) erano tutti ragazzini.
Un archeologo (anche lui giovane...) mi dice, mentre facciamo la fila per entrare, che anche lui ha fatto domanda per la categoria Servizi di accoglienza, e io butto lì "figurati, io sono un'antropologa, neanche l'hanno fatto il concorso per noi..." e il risultato è : sguardi di sorpresa (l'archeologo non lo so che avrà pensato, ma gli altri intorno avranno pensato "ecche è") e due secondi di silenzio.
Insomma, mi danno il mio foglietto con il nome, me lo scannerizzano con un lettore di codici a barre, tipo supermercato, ci fanno sedere tutti e si riempiono due sale enormi di gente, un'ora per sistemare tutti, un'ora per fare il test.... tento inutilmente di risolvere un polinomio (non mi ricordo neanche più cos'è un polinomio, ho tentato di sfuggirgli per tutto il liceo, ai polinomi) e becco un tot di altre risposte ma mi alzo un po' mogia, che pensavo di andare meglio, come quando sono stata a Passaparola con Gerri Scotti e le veline, a Cologno Monzese, seduta accanto ad uno dei Fichi d'India, vergognandomi molto e sperando che non mi inquadrassero mai.

Anche lì non ho vinto niente, ma ne ho indovinate un bel po', più del Fico d'India che ad un certo punto mi ha cominciato a chiedere suggerimenti perchè non ne beccava una e alla fine abbiamo anche un po' socializzato, che non volevo sembrare radical chic e poi alla fine la butto sempre sull'osservazione partecipante che mi fa sentire tanto antropologa.

Il meccanismo del concorso per il portierato culturale (come altro definire un concorso per servizi di accoglienza nei musei del resto?) è come quello dei giochi a premi, indubbiamente, e del resto, confesso, a me il format piace anche... ricordo di aver fatto domanda per Il Gioco A Premi proprio in un momento di grande disoccupazione anche volentieri, e di esserci andata anche molto volentieri, e ci ho conosciuto varia umanità che meriterebbe un post di osservazione etnografica a parte: "I concorrenti dei giochi a premi" (Malinowski a Cologno Monzese avrebbe desiderato, più che la figlia del capo, la concorrente aspirante velina - bella assai - che quel giorno in mensa durante la pausa pranzo fermò Emilio Fede - è tutto vero, c'ero - raccontandogli che lui aveva salvato suo nonno in guerra, o qualcosa del genere, io e un ignoto concorrente emiliano con in mano il vassoio ci si scambiò uno sguardo di intesa, Fede lanciò alla gnocca pubescente ben altro sguardo).

Vantaggio rispetto a Passaparola, i quiz del Mibac hanno avuto il vantaggio di essere pubblicati prima, non con il sistema becero dei libri per i concorsi pubblici, ma gratuitamente on line nel sito del Mibac stesso (altro punto a favore).
Insomma, non era un concorso per antropologi, ma l'ho trovato se non altro molto ben organizzato, almeno in questa prima fase (dato che non arriverò alla seconda non avrò modo di vedere quelle successive...) e migrando alla fine con la massa dei ggiovani verso la fermata della metroA e fornendo soluzioni ad alcune domande ai passanti mentre si camminava nel marciapiedino stretto dell'Aurelia ("Sì, Lorenz era un etologo" ho detto ad una tipa di forse 19 anni il cui fidanzato non era sicuro sulla risposta - ha ringraziato, contenta perchè aveva indovinato allora) ho pensato che, nonostante le apparenze, forse questa gioventù sgallettata se la caverà benino alle prime eliminatorie, chè, freschi di studi, le date della storia un po' se le ricordano, la geografia anche, e sicuramente che cosa significa il punto esclamativo rosso accanto ad un messaggio email sanno cos'è...

Attendo un concorso per antropologi, che magari saremo di meno ( e ci conosceremo quasi tutti) anche se non mi faccio illusioni sull'età media, che qua escono fuori dalle facoltà a mazzi nuovi antropologi freschi freschi, e si concorrerà per un posto da portiere al Pigorini.
La foto in alto viene dall'archivio di Wikimedia commons, per vedere i dettagli e la descrizione segui questo link . Comunque è la fila per l'ingresso ai musei Vaticani, per la cronaca.